Muti subprime: ottenuto un accordo con JPMorgan
Quando parliamo di prestiti subprime ci riferiamo ad un mutuo che è stato concesso a qualcuno che non aveva la possibilità di ottenere un tasso più favorevole. Chi viene considerato un debitore subprime è colui che, generalmente, è stato vittima di una storia creditizia piuttosto complessa e travagliata, che non gli permette pertanto di essere considerato nella lista dei buoni pagatori; questi soggetti hanno avuto dei trascorsi rocamboleschi e che, quindi, vengono considerati come debitori ad alto rischio di insolvenza. Viste le condizioni di partenza, è normale che gli istituti di credito concedano con una certa difficoltà i prestiti a tali persone e, nel caso decidano di farlo, inseriscono nel contratto di mutuo dei tassi di interesse molto elevati, associati a parcelle e premi ben più esosi rispetto alla norma.
La concessione di tale tipologia di mutui, tuttavia, dovrebbe essere controllata dalla normativa vigente, altrimenti si rischia il formarsi di situazioni piuttosto spiacevoli, come il diffondersi di frodi finanziarie a discapito dei cittadini o delle aziende che sono intenzionate a richiedere il prestito per effettuare investimenti di vario genere.
Il Dipartimento di Giustizia americano e alcuni stati degli Usa hanno sigliato un accordo con il colosso bancario JPMorgan dell'esorbitante cifra di 13 miliardi di dollari, che servirà a pagare le dispute legali che sono state intraprese negli ultimi tempi a causa dei mortgage-backed securities, ossia quei prodotti strutturati che vengono generalmente coperti dai mutui. A dare la notizia è stato Eric Schneiderman, il ministro della Giustizia dello stato di New York, che ha annunciato nelle ultime ore come la cifra ultramiliardaria dovrà essere divisa in due parti: 9 miliardi di dollari andranno versati alle autorità statunitensi, mentre i restanti 4 veranno utilizzati per rimborsare i creditori.
Questo accordo ha una rilevanza storica: si tratta della prima volta in cui viene raggiunto un compromesso di tale entità tra le autorità ed un istituto di credito. Si può considerare come un vero e proprio punto di svolta che mette la parola fine ad una controversia andata avanti per mesi e che ha visto il punto di massima diffusione prima dell'esplosione della crisi economica di qualche anno fa.
I prodotti che sono stati messi più in discussione riguardano per lo più l'alienazione dei Residential Mortgage-Backed Security emessi dalla stessa JPMorgan, ma anche da Bear Stearns e Washington Mutual dopo il primo gennaio del 2009. Prima dell'esplosione della crisi economica, la JPMorgan aveva acquistato gli altri due istituti di credito e, di conseguenza, anche la responsabilità per gli errori commessi in precedenza dalle due banche. Durante la fase di patteggiamento, infatti, è stata la stessa Washington Mutual ad aver ammesso di aver immesso nel mercato dei prodotti inadatti. Dopo il raggiungimento di questo accordo, il gruppo bancario guidato da Jamie Dimon in borsa non se la sta cavando magnificamente: si parla, infatti, del guadagno di poco meno di un punto percentuale in Borsa.
Una manciata di giorni fa la JPMorgan aveva dichiarato di essere riuscita a raggiungere un compromesso con ben 21 investitori, a cui dovrà pagare ben 4,5 miliardi di dollari per andare a pareggiare le perdite che questi hanno subito in seguito all'emissione delle centinaia di titoli immobiliari ad alto rischio che il colosso bancario e Bear Stearns misero in vendita dal 2005 al 2008.
Eric Holder, il Ministro della Giustizia americano, si è dimostrato più che felice del risultato ottenuto ma, tuttavia, ha voluto inviare un segnale molto chiaro: "Le indagini del Dipartimento di Giustizia sulle frodi finanziarie sono lungi dall'essere terminate". Un segno di speranza, almeno da parte di quei cittadini che sono stati vittima di un sistema burocratico bancario molto difficile da capire ed interpretare.
Eric Schneiderman, il procuratore generale di New York, ha dichiarato soddisfatto: "Fin dal mio primo giorno in carica, ho insistito sul fatto che ci debba essere l'assunzione di responsabilità a fronte di negligenze che si sono tradotte nel crollo del mercato immobiliare e nel collasso dell'economia americana". Non dimentichiamo, infatti, che secondo quello pattuito, New York riceverà moltissimi soldi, che andranno a ricoprire i danni che hanno dovuto subire i proprietari degli immobili e di conti correnti.
Il colosso bancario in mano a Jamie Dimon si è dimostrato molto intenzionato a chiudere nel breve tempo le questioni legali che pendevano ormai sulle sue spalle come una spada di Damocle. L'istituto di credito ha pagato anche un importo pari a oltre un milione di dollari per mettere la parola fine alla indagini che riguardavano la "balena di Londra", ossia le scommesse del trader Bruno Ikssil, che sono costate più di 6 miliardi di dollari alla JPMorgan e che, a suo tempo, avevano messo in seria discussione le capacità del direttore generale della banca.
E qualcosa nel mondo della giustizia sembra essere tornato a girare per il verso giusto: l'accordo miliardario con JPMorgan non è stato il primo dell'anno; già a gennaio del 2013 era stato fatto un altro patteggiamento pari a "solo" 8,5 miliardi di dollari raggiunto tra il Governo degli Stati Uniti e 10 banche che erano state protagoniste di pratiche scorrette per quel che riguarda i pignoramenti. In quel frangente, inoltre, la Bank of America aveva patteggiato 10 miliardi di dollari con la finanziaria Fannie Mae durante la crisi.
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