La stretta sui mutui premia Wells Fargo, regina delle banche Usa
Ben 285,5 miliardi di dollari: è questa quotazione record raggiunta da Wells Fargo & Co., banca americana ormai leader del settore bancario del proprio paese. Il dato in questione, attestato da Bloomberg, ha demolito il precedente record, quello raggiunto da Citigroup appena nel febbraio scorso, quando la quota 283,4 miliardi artigliata in quella occasione, sembrava inattaccabile.
A rallegrarsi dei successi di Wells Fargo è in particolare Warren Buffett, il quale è il maggior azionista dell'istituto attraverso la sua conglomerata finanziaria Berkshire Hathaway. Ulteriore testimonianza del fiuto ancora intatto del maggiore mito della finanza internazionale, il quale beneficia in questo modo di una fetta che può essere quantificata nell'ordine dei 25 miliardi di dollari. Con questo risultato, l'istituto di San Francisco, è il quarto degli Stati Uniti per asset. Una funzione rafforzata nel 2008, quando Wells Fargo riuscì a superare proprio Citigroup nella corsa all'acquisizione di Wachovia corp, dopo aver concentrato per lungo tempo la sua attività nella erogazione di mutui immobiliari. 
(Wells Fargo è diventata la più grande banca americana)
Proprio i mutui, negli ultimi tempi sono stati sottoposti ad una decisa stretta, ispirata dall'amministratore delegato, John Stumpf. Una scelta che è stata del resto premiata dai mercati azionari, se si pensa che l'istituto californiano è cresciuto in Borsa del 21% nel corso dell'ultimo anno, varcando la soglia dei 55 dollari ad azione. Va ricordato che proprio la gestione sin troppo allegra del credito negli Stati Uniti viene guardata con estremo timore dagli analisti finanziari, soprattutto in relazione ai finanziamenti concessi nel settore delle auto di seconda mano, con molte finanziarie anche prestigiose che non esitano ad aprire linee di credito per svariate migliaia di dollari verso clienti che non hanno merito creditizio e non di rado falliti.
Una politica che se da un lato alimenta il consumismo innato negli americani, dall'altro li incoraggia a ricorrere generosamente al credito, esponendo il sistema a rischi molto forti, gli stessi che caratterizzarono il periodo precedente all'esplodere della bolla dei mutui subprime. Un pericolo evidentemente avvertito da Wells Fargo, che ha deciso di restringere i canoni di accesso al credito soprattutto nei confronti dei tanti clienti che continuano a chiedere mutui in grado di finanziare l'acquisto di abitazioni. Una scelta che può essere compresa anche alla luce dei guai che continuano ad assillare proprio Citigroup, alle prese con le inchieste del governo federale le quali stanno costringendo l'istituto ad un vero e proprio bagno di sangue per chiudere il contenzioso. Basti pensare al riguardo che soltanto nel luglio passato, Citigroup ha dovuto accordarsi con il Dipartimento di Giustizia per chiudere, previo pagamento di sette miliardi di dollari, la questione legata ai mutui subprime, addirittura doppiata o quasi da JP Morgan, che di miliardi ha dovuto versarne tredici. Multe che spiegano con dovizia di particolari la cautela con cui ha deciso di muoversi Wells Fargo in un settore così delicato: come darle torto?
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