Euribor negativo: quali le conseguenze per i mutui?
La discesa sotto zero dell'Euribor a un mese, a cui sono agganciati molti mutui a tasso variabile stipulati e offerti in Italia (mentre una parte altrettanto consistente è agganciata a quello a tre mesi), pone una serie di domande in relazione alle banche, le quali non erano in effetti attrezzate di fronte ad una ipotesi di questo genere. Il tasso interbancario in questione, infatti, sintetizza il costo dei prestiti interbancari a un mese, anche se si basa su dichiarazioni delle banche e non su transazioni reali. Si tratta di un dato il quale può andare incidere in maniera estremamente rilevante sulle tasche dei consumatori che hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile, in quanto l'interesse della rata da corrispondere, viene calcolato proprio prendendolo come punto di riferimento e maggiorandolo con il tasso bancario, detto spread.
Per capire meglio di cosa si stia parlando, basterà del resto ricordare che nel pieno della crisi dell'autunno/inverno del 2008, quando lo scoppio della bolla dei mutui subprime tellurizzò letteralmente i mercati, lo schizzare dell'Euribor oltre il 4% ebbe conseguenze terrificanti per chi aveva stipulato un mutuo a tasso variabile. Tanto da spingere molti di coloro che lo avevano fatto ad optare per un ritorno al tasso fisso, nonostante la evidente non convenienza dello stesso, che però aveva s sua volta il potere di non essere alla mercé dei capricci di un mercato troppo volatile.

(La discesa dell'Euribor sotto zero pone molti interrogativi)
E' bastato che l'Euribor scendesse a -0,002%, ovvero un livello che spinge a far parlare di briciole, per mettere in fibrillazione il mondo finanziario. L'ipotesi in questione era spesso stata avanzata, senza però essere considerata realistica. Tanto che ora le banche si ritroverebbero ad applicare un tasso d'interesse con uno spread decurtato ovvero, un tasso addirittura inferiore a quello previsto dal contratto di stipula del mutuo. Se gli istituti bancari potrebbero decidere di non far scendere il tasso sotto il valore dello spread, va però messo in rilievo come il fronte non mostri una compattezza monolitica in tal senso.
Può invece cambiare molto per i mutuatari, i quali ove il contratto stipulato non preveda condizioni diverse, potrebbero almeno in teoria continuare a sommare spread e euribor, dando luogo alla formazione di un tasso d'interesse inferiore a quello deciso per la quota fissa.
Allo stesso tempo, chi ha già acceso un mutuo dovrebbe evitare di rinegoziare il contratto, ove richiesto dall'istituto bancario, in quanto la maggior parte dei contratti a tasso variabile sono sprovvisti di tutele per l'istituto di credito in caso di Euribor. E' del tutto presumibile che proprio le banche cercheranno, a questo punto, di premere affinché venga inserita una clausola tale da non far scendere il TAN al di sotto del valore dello spread. Una clausola che presumibilmente diventerà invece consuetudine per i nuovi contratti di mutuo, dopo l'avverarsi di una ipotesi che sino a pochi giorni fa era considerata al massimo una pura ipotesi scolastica.
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