Cala il mercato immobiliare, ma cresce la propensione al mutuo

L'istituto di statistica spazza via ogni equivoco, certificando come in Italia continui a calare il mercato immobiliare, con un -3,1% nel corso del secondo trimestre 2014, mentre cresce di converso la propensione al mutuo, numeri che testimoniano la crisi ancora in atto.

Se da più parti si era avanzata l'ipotesi di una prossima fine della crisi del mercato immobiliare, le statistiche relative al secondo trimestre dell'anno appena concluso si sono incaricate di smentire l'assunto.  E' stato l'Istat a certificare la realtà, attestando al 3,1% il calo delle compravendite nel nostro paese rispetto a dodici mesi prima. Un dato che conferma come la crisi innescata dallo scoppio della bolla riguardante i mutui subprime continui a riversare i suoi disastrosi effetti ad onta delle affermazioni trionfalistiche di facciata provenienti dall'ambito istituzionale. Lo stesso istituto di statistica, peraltro, provvede a sgombrare il campo dagli equivoci ingenerati dalla crescita fatta registrare dal mercato immobiliare nel primo trimestre del 2014, che era in pratica il risultato della posticipazione nella stipula degli atti di compravendita al nuovo anno scelta da molti al fine di potersi avvalere di un regime più vantaggioso delle imposte di registro, catastali e e ipotecarie innescato dallo stesso. Insomma, una crescita drogata e nulla di più, a conferma del fatto che il mercato immobiliare tricolore continua a vivacchiare su standard che sono in pratica la metà rispetto alle oltre 800mila compravendite che riusciva ad accumulare in epoca pre-crisi.
La continua crisi del mercato immobiliare, fa peraltro da contrappeso alla crescita delle convenzioni notarili riguardanti i mutui, i finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare, che fanno a loro volta registrare un aumento del 5,1%

Calano le compravendite immobiliari in Italia

(Nel secondo trimestre del 2014 sono tornate a calare le compravendite immobiliari in Italia)

Per quanto riguarda l'immobiliare ad uso residenziale, a livello territoriale, sono state registrate variazioni in negativo per tutte le ripartizioni geografiche, con le isole che sprofondano letteralmente, facendo registrare un meno 9,7%, e il Sud che arranca, con meno 5,4%.  
In forza di questi dati, nel corso del primo semestre 2014 i trasferimenti di proprietà si attestano quindi a poco più di 292mila, con una variazione negativa dell'1,0% su base annua. Un dato che spazza via il campo da ogni ipotesi trionfalistica e che fa capire come la crisi economica ancora in atto, faccia da deterrente alla voglia di investire sul mattone da parte delle famiglie, spingendole ad una prudenza del tutto comprensibile e testimoniata dall'aumento dei depositi bancari.
Una crisi, quella del mercato immobiliare, indotta anche dalla stretta creditizia ancora in atto, nonostante le aste Tltro messe in campo dalla Banca Centrale Europea, che avrebbero dovuto spingere le banche a sostenere l'economia reale. Un proposito, quello di Mario Draghi, frustrato dalla realtà, con il sistema bancario pronto ad approfittare di questa ulteriore occasione solo per risollevare la liquidità interna, senza alcun beneficio concreto per famiglie e imprese. Tanto da spingere ora il Governatore a ventilare il via ad un piano di quantitative easing in grado di svolgere a livello europeo la funzione rivestita dalla Federal Reserve negli Stati Uniti. Il tutto mentre sullo sfondo si avvicinano le elezioni politiche in Grecia che potrebbero portare ad una ridefinizione degli assetti politici continentali e rimescolare le carte, con la Germania pronta ad accettare una fuoriuscita degli ellenici dalla moneta unica.

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