Finanziamenti europei, le cifre reali del piano Juncker per investimenti e nuova occupazione

In un primo momento si era parlato di un piano da ben 300 miliardi, poi 250 miliardi ed infine 315 miliardi. Risorse ingenti, che però non sono 'reali' visto che i soldi veri che l'Ue mette sul piatto ammontano a complessivi 21 miliardi di euro secondo la seguente ripartizione.

In Europa la disoccupazione è imperante, specie in Paesi come la Spagna e l'Italia, così come la dinamica dei prezzi è tale che c'è il rischio che nel Vecchio Continente l'economia entri in deflazione. Questo perché i consumi sono stagnanti a causa della caduta dei redditi delle famiglie piegate da una lunga crisi. Ed allora l'Ue in tal senso si è mossa per dare la scossa con un piano annunciato da Jean-Claude Juncker che dallo scorso 1 novembre del 2014 è il Presidente della Commissione europea.

Il piano Juncker è finalizzato al rilancio degli investimenti ed alla creazione di nuova occupazione, ma nelle ultime settimane in merito c'è stato un vero e proprio balletto di cifre sull'entità delle risorse stanziate. In accordo con quanto riportato dall'Aduc, infatti, in un primo momento si era parlato di un piano da ben 300 miliardi di euro, poi 250 miliardi ed infine 315 miliardi di euro. Risorse ingenti, quindi, che però non sono 'reali' visto che i soldi veri che l'Europa mette sul piatto ammontano a complessivi 21 miliardi di euro secondo la seguente ripartizione:

  • 16 miliardi di euro di finanziamenti provenienti dal bilancio europeo.
  • 5 miliardi di euro messi sul piatto dalla Bei, la Banca europea per gli investimenti. 

Come si arriva, o meglio come si potrebbe arrivare allora a 315 miliardi di euro? Ebbene, si stima che le risorse stanziate possano moltiplicarsi per effetto leva, ovverosia attraverso l'apporto dei privati e dei singoli Paesi europei. L'esultanza iniziale deve quindi essere smorzata visto che per passare da 21 miliardi a 315 miliardi di euro servirà la buona volonta da parte di tutti. In tal senso è positivo il fatto che per i Paesi europei che metteranno risorse nel piano Juncker non scatterà l'inserimento dei fondi stanziati nel conteggio legato al deficit ed al debito pubblico.

Trattasi di una buona notizia per l'Italia che ha un debito pubblico elevato e che può investire nel piano Ue senza il rischio di incappare in procedure di infrazione per eccesso di deficit. Così come a livello occupazionale la situazione resta difficile con una disoccupazione giovanile che, alle stelle, rispetto al periodo pre-crisi è raddoppiata. A farlo presente è stato il Codacons con il Presidente Carlo Rienzi che, in particolare, ha ricordato come la disoccupazione giovanile rappresenti in tutto e per tutto una piaga sociale che colpisce pesantemente le famiglie e che sta progressivamente impoverendo in Italia, in maniera inesorabile, il ceto medio

Se si è arrivati a questo punto, inoltre, non si può non ricordare il fatto che negli ultimi anni la pressione fiscale in Italia è aumentata. In merito la Cgia di Mestre ha rilevato che tra il 1995 ed il 2013 in Italia le tasse sono cresciute del doppio rispetto all'aumento medio dei redditi delle famiglie. Questa tendenza negativa, pur tuttavia, secondo le previsioni dell'Associazione degli artigiani, si arresterà proprio nel 2014 grazie al bonus da 80 euro mensili in busta paga approvato dal Governo Renzi.

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Filadelfo Scamporrino
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