Mutuo: il problema dei redditi non dimostrabili
Quando si ha l'intenzione di presentare una richiesta di mutuo presso un istituto di credito, l'ente erogante, prima di accettare la richiesta, provvederà ad una serie di controlli e sottoporrà il richiedente ad una serie di domande tra cui quelle relative alla personale situazione reddituale.
Chi vuole chiedere un mutuo dovrà convincere la banca di essere in grado di versare il pagamento della rata mensile pattuita dimostrando la presenza di entrate reddituali costanti generate da un regolare stipendio lavorativo o di entrate automatiche quali la percezione di mensilità di affitto per la locazione di un immobile in quanto proprietari dello stesso.
Ma se ci fossero entrate reali non dimostrabili, la cui dimostrazione si rendesse assolutamente necessaria per l'assenso al mutuo, come si potrebbe risolvere il problema? Scopriamolo insieme.
Banche, redditi e assenso al mutuo
Per concedere l'assenso a una richiesta di mutuo, tra i vari elementi principali le banche tengono sempre conto del rapporto rata-reddito dimostrabile, secondo cui l'importo rateale mensile non deve superare un valore pari al 30% del reddito percepito, limiti che possono divenire maggiormente flessibili qualora la cifra richiesta per il mutuo sia contenuta nelle percentuali del 50-60% del valore dell'immobile, poichè l'ampia garanzia immobiliare favorirà in parte la compensazione reddituale.
E' possibile rientrare nei parametri allungando la durata del rimborso, stratagemma che favorisce il pagamento di una rata minore e di conseguenza un miglior rapporto rata-reddito oppure orientare la propria scelta nei confronti di un immobile meno costoso, tale da ridurre l'importo mutuabile e rientrare così senza problemi nel rapporto rata-reddito o ancora ricorrere all'intervento di un garante.
Ma veniamo alla nostra questione, cioè quella della presenza di redditi non dimostrabili.
Redditi non dimostrabili per l'assenso a un mutuo: come fare
E' possibile chiedere all'istituto di credito quale elemento terrebbe in considerazione ai fini della dimostrazione di un reddito occulto.
Eventuali movimenti su libretti di deposito e conti correnti vengono sempre valutati molto seriamente. Se il mutuatario è un lavoratore dipendente non regolarmente inquadrato, potrà fare richiesta al proprio datore di lavoro del rilascio di una dichiarazione certificante l'esistenza del rapporto subordinato, documento che alcuni istituti di credito possono prendere parzialmente in considerazione.
In disuso da tempo è invece l'autocertificazione, documento con cui il richiedente dichiarava l'entità delle cosiddette entrate non ufficiali, ma si può sempre provare a domandare all'istituto di credito l'eventuale possibilità di valutazione di questa.
In ogni caso, è purtroppo impossibile pensare di ottenere un mutuo senza saper dimostrare alcuna capacità di rimborso.
In caso di redditi completamente indimostrabili, l'unica soluzione potrebbe venire dall'ambito della cerchia familiare e cioè obbligando nel mutuo un parente il quale disponga di un reddito adeguato, rientrante nei parametri e favorevole il rapporto rata-reddito per l'assenso la richiesta di mutuo.
Si tratta però di una scelta fautrice di un'imposizione molto vincolante per il familiare poichè egli risulterà a tutti gli effetti intestatario del mutuo, titolarità che potrebbe comportare la possibile insorgenza di problematiche per esso stesso e la propria situazione personale, quale ad esempio la ristretta possibilità di ottenimento contemporaneo di altri finanziamenti eventualmente necessari per proprie esigenze d'improvviso sopravvenute.
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