Lo sganciamento del franco dall'euro e le conseguenze per i mutui dell'est europeo
La controversa decisione presa dalla banca centrale svizzera di sganciare il franco dall'euro, sta producendo effetti a cascata. Tra coloro che dovrebbero soffrire in modo particolare per la risoluzione, vanno annoverati i grandi marchi elvetici, a partire da Swatch, che realizza l'85% dei suoi ricavi fuori dai confini nazionali, tra resto dell'Europa e Asia. Molto colpite anche le aziende che oltre a ricavare buona parte dei profitti fuori dai confini nazionali, producono per la maggior parte in Svizzera, tanto che alcuni di essi si sono detti pronti a delocalizzare. Basti pensare ad esempio a Straumann, che proprio sul territorio cantonale ha sede centrale e produzione.
Tra gli effetti di cui non si parla molto, ma che fanno capire la rilevanza di quanto sta accadendo, andrebbe annoverato anche il deciso aumento dei costi riguardanti i mutui immobiliari contratti dai cittadini di Ungheria e Polonia, che sono in pratica stati gravati di un ulteriore 20% in più. Un mutuo che sino a ieri costava un milione, verrà ora a costare 1,2 milioni, proprio a causa della parità decretata dall'improvvisa decisione elvetica. Va peraltro considerato che non si tratta di una decisione riguardante pochi cittadini, se si pensa che alla fine del mese di novembre i prestiti immobiliari in franchi svizzeri ammontavano in Polonia al 22% del complesso dei mutui della cosiddetta clientela retail, per corrispondenti 131 miliardi di zloty. In pratica si tratta del 15% del mercato e dell'8% del Pil polacco. Un rapporto di Goldman Sachs fissa invece a 3.900 miliardi di fiorini, sempre a novembre il bilancio complessivo dei prestiti denominati in franchi per l'Ungheria, cifra corrispondente al 26% dell'ammontare complessivo. Dati che fanno capire in maniera eloquente le ricadute della decisione presa dalla massima autorità bancaria della Svizzera. 
(Lo sganciamento del franco svizzero dall'euro ha avuto conseguenze rilevanti)
Per quanto riguarda l'esposizione individuale delle banche polacche, sempre Goldman Sachs ricorda come essa vari in maniera abbastanza significativa. Se infatti MBK e PKO hanno più del 20% di prestiti denominati in franchi svizzeri, per PEO e BHW la percentuale si attesta invece intorno al 5%. In pratica la nuova valutazione dello zloty nei confronti del franco svizzero si porta dietro rischi relativi alla qualità degli asset, più che quelli riguardanti i livelli di capitale e liquidità. Andrebbe infatti ricordato che il periodo tra il 2009 e il 2014 ha visto ottime performance dei contratti esposti al franco proprio in conseguenze della svalutazione del 28% della moneta polacca rispetto alla valuta elvetica. A mitigare il deterioramento della qualità degli asset in Polonia, segnalata dagli analisti di Goldman Sachs, contribuiranno le variazioni sui tassi interbancari, in conseguenza del fatto che il numero di contratti di mutuo con pagamento rateale è rimasto stabile, grazie ai tassi di interesse del LIBOR. Intanto, però, l'istituto di rating ha tagliato le stime sugli utili delle banche polacche del 3% sia per il 2015 che per l'anno successivo, anche in conseguenza del trend del mercato immobiliare.
Una situazione che è del resto simile a quella delle banche ungheresi, con l'unica differenza rilevante insita nel fatto che l'alta esposizione nominale sarebbe in questo caso soltanto di carattere temporaneo, poiché le autorità hanno già proceduto ad avviare il processo di conversione dei prestiti denominati in franchi verso il fiorino, con un tasso di conversione fissato a novembre, il quale dovrebbe comunque dare i suoi effetti a partire dal primo giorno di febbraio.
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