Fitch promuove i mutui italiani
Si continua a parlare molto del mercato creditizio in Italia e con fondati motivi, essendo una delle possibili leve per la ripresa economica. La stretta creditizia operata nel corso degli ultimi anni, denunciata in particolare dalle associazioni dei consumatori, potrebbe presto diventare un brutto ricordo, almeno stando alle notizie provenienti dal fronte dell'Associazione Bancaria Italiana, secondo cui nei primi dieci mesi dell'anno in corso, i mutui avrebbero visto un aumento di erogazioni pari al 30,5%, attestandosi a quota 20,2 miliardi, superando di conseguenza l'intero flusso del 2013. In questo contesto spicca il dato dei mutui a tasso variabile, passati dal 70% al 79% del totale, mentre si conferma il ruolo delle surroghe, anche se su livelli inferiori rispetto a quelli prefigurati da altri rapporti, se si pensa che secondo Abi esse costituirebbero solo il 3% del totale. Dati tali da spingere il presidente dell'associazione Antonio Patuelli ad affermare che proprio i dati in questione costituiscono la prova sulla bontà e competitività del sistema bancario tricolore. Una affermazione che peraltro trova un autorevole sigillo a livello internazionale, quello rilasciato da Fitch, una delle più note agenzie di rating.

(L'agenzia di rating Fitch promuove i mutui italiani)
Secondo Fitch, infatti, il mercato dei mutui in Italia avrebbe dimostrato di sapere resistere alla lunga recessione che ha colpito la nostra economia. Alla tenuta del sistema bancario del nostro paese, avrebbero concorso in particolare i bassi tassi d'interesse e l'estrema prudenza mantenuta nell'erogazione dei prestiti, un basso profilo che ha penalizzato magari famiglie e imprese, ma che non ha esposto gli istituti a rischi troppo grandi, in considerazione della sempre pronunciata instabilità dei mercati.
Ad affermarlo è Andrew Currie responsabile della sezione Ema della "structured finance" di Fitch, il quale aggiunge come il tasso di morosità e quello di default continuino a rivelarsi sostanzialmente stabili, nonostante la persistente debolezza dello scenario economico, attestandosi, rispettivamente all'1,6% e all'1,3%. Per quanto concerne invece i prezzi degli immobili, l'agenzia di rating segnala una loro discesa dell'1,2% nel mese di settembre rispetto allo stesso periodo di dodici mesi prima e addirittura del 15,8% rispetto al picco fatto registrare nel dicembre 2008.
Dopo di allora la gelata del mercato immobiliare, sceso a poco più di 400mila compravendite nel 2013 ha dato inizio ad una discesa che non si è ancora arrestata, anche se la caduta mostra segnali di rallentamento. Il calo dei prezzi dovrebbe comunque proseguire almeno sino al 2016 e potrebbe contribuire ad una ripresa del mercato immobiliare in concorso con una maggiore disponibilità degli istituti bancari a concedere mutui. In questo contesto va ricordato come anche i mutui che coprono l'80% del valore immobiliare e oltre siano segnalati in ripresa, a parziale conferma di una possibile evoluzione positiva del mercato immobiliare che potrebbe dare il suo contributo alla fine della crisi.
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