Prestito personale o Ammortamento pre acquisto quando e cosa conviene

Pensare in modo previdente a finanziare la sostituzione di un bene. Per le aziende bene strumentali per i privati anche la semplice autovettura, un elettrodomestico o il mobilio della cucina.

Un'alternativa cui spesso non si pensa, un'idea diversa dal finanziamento che comporta il totale risparmio degli interessi e richiede un buon autocontrollo delle spese. Un sistema previdente ma non adatto a tutti.

Il principio dell'ammortamento in azienda funziona cosi: prima di partire con l'attività si stima tutto ciò che serve per iniziare e si acquista o si noleggia. Nel caso di acquisto si andrà a spostare il capitale dal passivo all'attivo costituendo quello che si definisce un asset. L'acquisto di un asset genera automaticamente un fondo chiamato Fondo di Ammortamento; in sostanza è una specie di salvadanaio in cui l'azienda ad ogni esercizio verserà una quota come una rata detta appunto quota di ammortamento. Lo scopo di tale fondo è quello di costituire un capitale idoneo a riacquistare il bene quando sarà necessario. Il fondo ammortamento si dimensiona sottraendo dal presunto valore futuro di acquisto del nuovo bene, il valore commerciale che avrà al momento della dismissione. Ad esempio se acquisto un macchinario per 100.000 Euro stimo e che per me andrà bene per 3 anni, devo calcolare quanto costerà all'incirca fra 3 anni quindi 100.000 Euro più rialzo del mercato che supponiamo cautelativamente pari al 10% quindi nel nostro esempio 110.000 Euro.

Supponiamo inoltre di stimare di rivendere il bene dopo 3 anni di utilizzo al 50% del suo valore iniziale; in questo caso 50.000 Euro. Per riacquistare il bene avremo bisogno al termine dei 3 anni di un fondo pari a 110.000 - 50.000= 60.000 Euro. Pertanto dividerò questo valore nei 3 esercizi e banalmente metterò nel fondo una quota pari a 20.000 Euro/esercizio.

In questo modo ogni anno ho messo da parte una quota che costituirà alla fine della vita utile del bene, il controvalore per la sua sostituzione.

Nel caso di bene in leasing non vi sarà alcun fondo ma la quota ammortamento sarà sostituita dal canone di leasing maggiorato di un ammortamento integrativo nel caso raro in cui si intende comunque riscattare il bene al termine del contratto di leasing.

Ora proviamo a trasferire questo concetto pensato per le aziende e per l'acquisto dei beni strumentali, al normale consumatore. Il modo migliore è ipotizzare di acquistare un auto e supporre almeno per la prima auto di possedere interamente il capitale di acquisto (come spesso accade per la prima auto regalata o tramandata da genitori e parenti). Nel momento in cui si diventa proprietari del mezzo si fa una stima cautelativa  di quanto costerebbe l'acquisto di una macchina di categoria superiore. Stimato il capitale necessario, stimato in base all'utilizzo annuo per quanto tempo vogliamo tenere l'auto e stimato mediante quotazioni medie il valore che l'auto avrà al termine della sua vita utile, possiamo calcolare il fondo di ammortamento e la relativa quota.

Facciamo anche in questo caso un esempio esplicativo: acquisto oggi un auto al prezzo di 18.000 Euro e usandola per circa 30.000 Km annui suppongo di tenerla per 5 anni. Ipotizzo che al termine dei 5 anni vorrò verosimilmente passare ad una categoria superiore. Il prezzo medio della categoria superiore oggi è di circa 22.000 Euro. Applicando una crescita dei prezzi cautelativa suppongo che per acquistare il nuovo veicolo avrò bisogno di 25.000 Euro. Analizzando le quotazioni di mercato stimo che la mia auto al termine dei cinque anni avrà un valore commerciale di circa 7.000 Euro. Quindi 25.000-7000=18.000 Euro di capitale da ricostituire in 5 anni. Supponendo un accostamento mensile (qui che è fondamentale il buon autocontrollo delle spese) saranno 60 quote pari a 300 Euro/mese.

La quota ammortamento che abbiamo calcolato ha l'enorme vantaggio di essere interamente costituita da quota capitale infatti con questo sistema non pagheremo alcun interesse.

Ma se è cosi conveniente dovremmo applicare sempre questo principio, perché nella realtà dei fatti si ricorre quasi sempre alle finanziarie?

1) Il primo motivo non da poco è legato al fatto che molto spesso anche per la prima auto non si dispone del capitale iniziale. Pertanto ricorrendo al finanziamento non si riesce a pagare contemporaneamente la rata e la quota ammortamento.

2) Il secondo motivo è legato al costo di opportunità cioè il mancato guadagno che si determina immobilizzando il capitale iniziale (i 18.000 euro nel nostro esempio) interamente nell'acquisto del bene.

Sul costo di opportunità si potrebbe aprire una trattazione molto ampia ma in questo articolo ci limiteremo ad un esempio che anticipa qualcosa sul concetto di leva finanziaria.

Supponiamo sempre prendendo a riferimento l'esempio iniziale, di disporre dei 18.000 euro necessari all'acquisto del mezzo. Abbiamo quindi due opportunità:

1)   Acquistare il bene pagando in unica soluzione e immobilizzando cosi per 5 anni il capitale

2)   Investire il capitale in un fondo o anche semplicemente tenendolo in banca e richiedere un prestito per l'acquisto dell'auto.

La scelta tra le due opportunità dipende dalla capacità di ottenere una remunerazione del capitale cioè investirlo incassando quelli che in economia si definiscono interessi attivi.  Ipotizziamo ad esempio che la banca è disposta a corrisponderci un 4% annuo sul capitale in deposito. In questo caso tenendo i soldi fermi sul conto avremmo un guadagno a fine anno di 720 Euro per un totale nei 5 anni di 3.600 Euro

Avendo investito il capitale in banca dobbiamo chiedere un finanziamento per i 18.000 Euro. Ipotizziamo che ci offrano un finanziamento al consumo di 5 anni con tasso effettivo globale (TAEG) del 7%. Pagheremmo in questo caso una rata mensile di 357 Euro circa restituendo nei 5 anni un capitale+interessi di circa 21.385 Euro, cioè pagheremmo interessi passivi per 3.385 Euro.

Dai dati di questo esempio risulta evidente che investire i 18.000 sul conto in banca porterebbe un incasso (3.600 Euro) superiore agli interessi che corrisponderemmo alla finanziaria (3.385 Euro) pertanto, in questo caso converrebbe tener fermi i soldi sul contro bancario e chiedere un finanziamento al consumo alle condizioni sopracitate.

Osserviamo che un semplice confronto dei tassi di interesse indurrebbe a  pensare esattamente contrario: interessi attivi 4% annuo e interessi passivi 7% mensile. Questo confronto trae in inganno per la semplice motivazione che il calcolo degli interessi di restituzione del prestito viene realizzato con il sistema francese il quale prevede un andamento scalare degli interessi in funzione del capitale restituito. Pertanto è fondamentale tenere bene a mente cosa si sta confrontando e nei casi di incertezza procedere con il calcolo preciso di interessi totali attivi ed interessi totali passivi. Solo in questo modo si avrà la certezza di aver effettuato la scelta seguendo il giusto driver finanziario.

Salvatore Amandorla
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