Conti correnti e mutui: cosa succederebbe in caso di ritorno alla lira
Dopo il risultato del referendum tenutosi in Grecia, si torna a parlare con insistenza di un possibile ritorno dell'Italia alla lira. Una prospettiva che per ora rimane al livello di una ipotesi scolastica, ma che potrebbe prima o poi tornare sul tavolo della politica, considerato l'aperto fastidio di una parte dell'opinione pubblica per il modo in cui si sta costruendo l'Europa e per le politiche di austerity che sembrano ormai diventate l'unica strada percorribile da parte dell'attuale classe dirigente continentale.
E' inoltre da mettere in rilievo come alcune forze politiche presenti nel nostro Parlamento, a partire da M5S e Lega Nord, si proclamino ormai nettamente contrarie ad una permanenza del nostro Paese nell'Eurozona. Un orientamento che sembra destinato ad attrarre larghi consensi, soprattutto ove non venisse invertita la direzione di marcia di una UE che sembra concepire soltanto il rigore di bilancio come propria bussola.
L'analisi di Affari Italiani
Nella veemente discussione sorta negli ultimi giorni, si è inserito anche il sito di informazione Affari Italiani, che ha deciso di fare alcuni conti andandosi a concentrare in particolar modo sugli effetti negativi che l'eventuale ritorno della lira potrebbe provocare sull'economia nazionale. Una analisi molto dettagliata che ha cercato di fare piazza pulita di molti luoghi comuni che continuano a caratterizzare il dibattito, sgombrando il campo dai possibili equivoci.

(Si torna a parlare degli effetti di un ritorno della lira al posto dell'euro)
La svalutazione, i mutui, le banche
Nel caso il nostro Paese decidesse realmente di tornare alla lira, secondo Affari Italiani il primo effetto sarebbe una svalutazione nell'ordine del 30% della moneta. Un deprezzamento che si andrebbe a riflettere in un aumento del costo delle materie prime di importazione, a partire da petrolio e gas, in concomitanza di un crollo dei valori di immobili e terreni. Una svalutazione che potrebbe arrivare a costare fino a mille miliardi di euro.
Per quanto riguarda i mutui contratti da privati nei confronti degli istituti di credito, secondo il sito non sarebbe affatto vero che essi resterebbero in euro. Come era del resto accaduto già in occasione del passaggio dalla lira all'euro, i contratti già stipulati verrebbero convertiti nella nuova valuta, con un tasso di cambio determinato al momento del passaggio. Soltanto dopo la svalutazione sarebbe abbattuto il valore reale de mutuo da rimborsare.
Il capitolo riguardante le banche, non può a sua volta prescindere da quello relativo all'inflazione. L'aumento della stessa, infatti, non potrebbe essere compensata dall'eventuale aumento dei rendimenti sulla liquidità depositata negli istituti bancari. Ne deriverebbe quindi una perdita secca nell'ordine di alcune decine di miliardi di euro. I quali si accompagnerebbero a quelli derivanti dalla svalutazione dei titoli di Stato. Secondo i calcoli fatti, oltre al crollo verticale si verificherebbe un ulteriore calo del 20% per i titoli decennali. La perdita sui circa 200 miliardi di valore dei nostri Btp potrebbe oscillare tra i 20 e i 40 miliardi di euro.
Gli altri dati da considerare
Anche altre fonti concordano sugli effetti molto rilevanti che potrebbe avere un ritorno della lira in Italia. In un report uscito circa un anno fa, Ubs aveva calcolato come l'uscita dall'euro potrebbe comportare per un paese come l'Italia un corso pro capite tra 9.500 e 11.500 per il primo anno, e tra i 3mila e i 4mila euro negli anni a seguire. Secondo Guido Tabellini, ex rettore della Bocconi, la nuova lira potrebbe deprezzarsi oltre il 50% nei confronti dell'euro, molto oltre il 35% indicato da Giorgio Santambrogio, direttore generale del gruppo Interdis per un aumento del 15% dei prezzi dei prodotti venduti dalla grande distribuzione. Nel caso di un deprezzamento della lira del 60%, sempre Ubs afferma che si avrebbe l'adozione di dazi doganali in egual misura verso i prodotti italiani. Va comunque ricordato ancora una volta che ci troviamo di fronte a semplici ipotesi che potrebbero essere smentite dalla realtà, soprattutto considerato che un eventuale Grexit potrebbe innescare un processo di frantumazione della costruzione europea, con conseguente via libera per tutti.
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