Come proteggere il proprio mutuo con il tasso CAP
Il mutuo a tasso variabile viene spesso visto come una vera e proprio opportunità nei confronti della soluzione a tasso fisso, a meno che non arrivino veri e propri terremoti sui mercati finanziari, come quello che fece seguito allo scoppio della bolla dei mutui subprime, il quale provocò un bagno di sangue tra chi aveva scelto questa soluzione. Ora che però i tassi sono ormai da tempo a livelli bassissimi, il tasso variabile ingolosisce molti consumatori, come del resto succede ogni volta che la differenza rispetto al tasso fisso raggiunge o supera il 2%.
Andrebbe allo stesso tempo ricordato che una variabilità senza limiti può avere effetti estremamente seri nel caso i tassi dovessero ricominciare a galoppare. Una ipotesi non proprio di scuola, se si pensa ai timori che quà e là si affacciano su una possibile nuova bolla in procinto di esplodere riversando i propri effetti su un mercato che ancora stenta a riprendersi dopo i fatti del 2007. Basti pensare al vero e proprio terrore con cui negli Stati Uniti molti analisti finanziari guardano all'enorme massa di prestiti d'onore concessi agli studenti o ai prestiti che sono tornati a riversarsi generosamente su chi desideri acquistare un'auto di seconda mano, o ancora ai timori che fanno da contorno ai mutui interest only in Danimarca, per capire come sarebbe sempre muoversi con un minimo di circospezione ogni volta che ci si trova di fronte ad un prodotto finanziario, per non doversi poi ritrovare in mezzo ad una mare di guai.
(Il tasso CAP può proteggere i mutui a tasso variabile dalle turbolenze dei mercati)
Per quanto riguarda i mutui a tasso variabile, occorre ricordare che non è assolutamente impossibile conservare i vantaggi del tasso variabile limitando al contempo il rischio di movimenti scomposti dei mercati. Per riuscire a mettere insieme le due cose, esiste infatti la possibilità di contrarre un'assicurazione che rimborsi le quote dipendenti dall'eventuale innalzamento dei tassi oltre una certa soglia. Il tasso CAP, il cui nome deriva dall'inglese Capped rate, può infatti stabilire una soglia oltre la quale sarà la stessa copertura assicurativa a corrispondere la differenza, mettendo al riparo il sottoscrittore.
Si tratta peraltro di un meccanismo di facile attuazione, in quanto sono già molti gli istituti di credito che propongono contratti nei quali è già inclusa la copertura assicurativa. Per aderire a questa ipotesi e quindi sostenere il costo della polizza, la stessa banca pretenderà dal cliente un tasso un po' più alto di quello che viene solitamente applicato ad un normale mutuo a tasso variabile. In molti casi, la spesa aggiuntiva è nell'ordine di un mezzo punto percentuale o leggermente più alta, ma a questa maggiorazione di spesa corrisponde la tranquillità assicurata dal sapere sin dall'inizio la rata massima cui si potrebbe essere costretti in caso di una escursione imprevista e verso l'alto del tasso di interesse. Proprio per questo motivo è assolutamente consigliabile optare per una soluzione di questo genere, in considerazione del fatto che la tranquillità dei mercati è a volte solo apparente.
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