Finanziamenti per soggetti muniti di partita iva
Di questi tempi è difficile ottenere un mutuo da parte degli istituti bancari; l'incertezza economica, l'instabilità politica, la precarietà imprenditoriale e lavorativa scoraggia i mercati e spinge le banche a chiudere, a doppia mandata, i propri fortini.
Ovviamente le banche non sono degli enti a scopo filantropico e, se concedono dei fidi, lo fanno solo a scopo speculativo pretendendo, di contro, un basso potenziale di rischio; i finanziamenti vengono per questo concessi solo a persone con un contratto a tempo indeterminato (meglio se dipendenti pubblici) e che possano fornire solide garanzie di restituzione della somma comprensiva degli interessi.
Da questo panorama iniziale ne scaturisce un quadro sconfortante per circa 3.000.000 di persone che possiedono una di partita iva e sono, pertanto, imprenditori di sè stessi.
Le statistiche confermano l'estrema difficoltà di tali soggetti ad ottenere un finanziamento: un'indagine effettuata nel primo semestre del 2013 evidenzia che, tra tutte le richieste di mutuo, solo il 12 % proviene dal bistrattato mondo delle partite iva e, tra queste, solo il 5,3 % viene accettato e si vedrà concesso il finanziamento.
Ciò che intimorisce principalmente le banche a diffidare della solvibilità di soggetti privi di busta paga è la considerazione che, ormai, tra questi soggetti, vi sono moltissimi lavoratori precari costretti ad accettare rapporti di lavoro subordinato mascherati da rapporti di consulenza: è per questo motivo che, tra la bassissima percentuale di finanziamenti concessi, i soggetti finanziati sono quasi sempre liberi professionisti dal consolidato portafoglio clienti.
Ciò è dimostrato anche dai risultati delle indagini statistiche effettuate: il finanziamento ipotecario concesso è in media di circa 123.000 € a fronte del valore dell'immobile da acquistare di circa 300.000 €.
Si tratta, quindi, dell'acquisto di un immobile certamente non alla portata di tutti ma destinato a soggetti benestanti, con elevata capacità reddituale e che possono fornire solide garanzie.
Per i lavoratori autonomi, una possibilità maggiore di vedersi concessi i finanziamenti richiesti è quella di fornire garanzie inconfutabili e di gran lunga maggiori rispetto a quelle normalmente richieste ai soggetti che possono esibire una busta paga.
In tal senso soggetti avvantaggiati sono coloro che fanno parte del CONFIDI, Consorzio di Garanzia Collettiva Fidi.
Il Consorzio si intromette nel rapporto tra il finanziato e l'istituto di credito e fornisce un ulteriore garanzia (solitamente pari alla metà del finanziamento) a favore di quei soggetti che fanno parte dell'associazione consortile e ne hanno dunque versato la quota d'iscrizione.
Ovviamente neanche il Consorzio è disposto a fornire garanzie bancarie rischiose e, normalmente, agli associati viene richiesto:
- di versare una percentuale della garanzia prestata dal Consorzio;
- di versare una quota di partecipazione al fondo (questa somma verrà restituita al momento dell'estinzione del mutuo).
Gli ultimi rapporti delle società bancarie hanno stilato un chiaro profilo di questi soggetti, possessori di partita iva ed il cui reddito proviene da lavoro autonomo, a cui viene però concesso il finanziamento.
Sono quattro le caratteristice economico-soggettive che rappresentano questo lavoratore autonomo "privilegiato":
- il mutuatario ha, in genere, un'età di circa 45 anni;
- il finanziamento richiesto ha, nella media, una durata ventennale;
- per i mutui ipotecari concessi per l'acquisto di un immobile, il valore del prestito ammonta al 40% del valore del bene;
- il 68% dei mutui concessi ai possessori di partita iva è a tasso variabile.
Ci sono tuttavia cinque istituti di credito che offrono delle soluzioni per concedere dei finanziamenti anche a questi soggetti che non possono fornire, a garanzia della solvibilità della propria situazione, alcuna busta paga.
La seguente tabella individua queste banche e mostra l'offerta-tipo proposta ed ipotizzata per un mutuo ipotecario e per una somma richiesta pari a 100.000,00 €.
Istituto Bancario |
TAEG |
Durata del mutuo
|
Importo medio della rata mensile |
Portata massima del mutuo rispetto al valore complessivo dell'immobile |
|---|---|---|---|---|
| UBI BANCA |
4,1 % |
50 anni |
752 € |
80% |
| ING DIRECT |
4,4 % |
30 anni | 770 € |
80% |
| CREDEM | 5,7 % | 30 anni | 842 € |
80% |
| BANCA DELLE MARCHE |
5,9 % | 30 anni | 855 € |
80% |
| BANCO POSTA | 3,9 % |
20 anni | 746 € |
65% |
Le banche Credem e Ing Direct propongono poi un'altra tipologia di finanziamento per soggetti muniti di partita iva che non possiedono i requisiti richiesti per i mutui rappresentati in tabella.
Tali ulteriori proposte di finanziamento, però, presentano un costo maggiore (il taeg ammonta, infatti, rispettivamente al 4,64% ed al 6,36%).
Vi è da sottolineare, inoltre, che quasi tutte le proposte di mutuo rappresentate in tabella si riferiscono a finanziamenti concessi a tasso variabile, solo l'offerta di Banco Posta (che però è disposta a finanziare una quota di gran lunga minore del valore complessivo dell'immobile) si riferisce ad un finanziamento a tasso fisso.
A questo punto corre l'obbligo ricordare che, quando si opta per un mutuo a tasso variabile, si vincola l'importo della rata mensile alla variazione dell'Euribor, un indice finanziario soggetto a fluttuazioni quotidiane e rappresentativo del tasso medio applicato alle operazioni finanziarie attuate con la moneta europea.
In periodi di crisi economica, generalmente, questo valore è piuttosto basso ma tale tipologia di finanziamento ha un costo in termini di aleatorietà: ha infatti un'elevata potenzialità di rischio in quanto le rate, al variare delle condizioni economico-finanziarie delle'Eurozona, potrebbero lievitare in modo eccessivo e metterne a rischio la sostenibilità.
Il tasso misto, invece, è molto più flessibile ed adattabile proprio a soggetti che subiscono le variazioni economiche: consente, infatti, di passare abbastanza agevolmente da un mutuo a tasso fisso ad un mutuo a tasso variabile a seconda della migliore o minore convenienza dettata dall'andamento del mercato finanziario europeo.
Per le persone che non possiedono un reddito da lavoro costante - è proprio questa la caratteristica dei lavoratori a partita iva - è importante e fondamentale far inserire nel contratto di mutuo la clausola relativa alla possibilità di rinegoziazione del finanziamento.
Grazie a tale situazione contrattuale, creata e disciplinata con il Decreto Bersani del 2011, sarà possibile rimodulare le condizioni di finanziamento precedentemente concordate e rendere le rate più sostenibili e compatibili con le proprie capacità di reddito attuali.
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