Udine: la provincia rimane senza fondi. Niente mutui per le nuove opere
La crisi economica ha messo in ginocchio le famiglie italiane, che sempre più spesso si ritrovano ad avere delle serie difficoltà ad ottenere dei prestiti bancari. A quanto pare, però, non sono le uniche. Anche le Regioni hanno le loro gatte da pelare e, sembre più di frequente si ritrovano ad avere a che fare con fondi che finiscono o con possibilità dimezzate di ottenere della liquidità da parte dello stato.
E' capitato in Friuli Venezia Giulia. E, più precisamente, a Udine. Secondo le ultime news riportate dai quotidiani locali, infatti, la Provincia nel corso del prossimo anno non avrà a disposizione dei finanziamenti necessari alla realizzazione delle opere pubbliche. Questa drammatica notizia è arrivata a seguito delle opportune valutazioni finanziarie effettuate dagli esperti a seguito della diffusione del Patto di stabilità e alla diminuzione dei trasferimenti alle regioni che, negli ultimi tempi, hanno obblicato l'ente locale a optare per il risparmio. La Provincia ha così dichiarato come il suo bilancio di spesa sia di 155 milioni di euro per quel che riguarda il 2014, un importo inferiore di ben 28,5 milioni rispetto a quello ipotizzato per il 2013.
Ma non sembra finire qui. La liquidità emessa dalla sede della Provincia nei confronti di associazioni, privati e Comuni, è stata quasi completamente azzerata. Così come le spese relative ad acquisti in generale e alla richiesta di prestazioni di servizi nei confronti di profesionisti. Quella che ne deriva, quindi, è la fotografia di un bilancio ristrettissimo che non sembra aver spazio per alcun margine di errore. L'attività dell'ente territoriale rimane quindi in una condizione a dir poco congelata.
Pietro Fontanini, il presidente della Provincia, in occasione della riunione dei giorni scorsi ha dichiarato: "È una flessione drastica che rispecchia l'attuale difficile momento per l'economia ma anche per le risorse delle pubbliche amministrazioni. E il documento previsionale ed economico tiene conto di una riduzione pari a 2,18% di trasferimenti ordinari da parte della Regione, meno 2,21% della compartecipazione al Comparto Unico, sempre fondi regionali, e di un decremento in linea con la Finanziaria regionale di circa il 59% della quota di trasferimento per le funzioni trasferite alle Province dalla legge in materia di cultura, sport, ambiente, istruzione ed energia".
E per quel che riguarda il Patto di Stabilità richiesto dal Governo aggiunge: "È un atto dovuto, una decisione presa per rispettare i vincoli del Patto che pone paletti ancora troppo rigorosi per le amministrazioni virtuose come la nostra. Paletti che gravano sulla spesa per gli investimenti, specie in materia di edilizia scolastica. Proprio questa voce vorremmo fosse esclusa così da consentire gli investimenti necessari alla messa in sicurezza degli immobili".
La Regione, tuttavia, ha richiesto ai propri Comuni di ridurre la percentuale di debiti che, a partire dal prossimo anno, non deve superare l'1%. "Ma così facendo si riducono il dinamismo e gli spazi di manovra dell'amministrazione provinciale nell'avviare nuove opere funzionali allo sviluppo del territorio. E le opere pubbliche rappresentano anche opportunità di lavoro, occupazionali, di reddito e quindi di crescita per le realtà produttive" ha protestato Fontanini.
Cosa cambia per gli udinesi tale decisione provinciale? Andrà ad influire nelle loro disponibilità economiche già rese allo stremo da questa crisi che non sempre mostrare uscita? A placare gli animi in tale senso ci ha pensato ancora una volta Fontanini, che ha speigato "A fronte dei pesanti tagli non metteremo le mani nelle tasche dei nostri cittadini, confermando le aliquote e le tariffe dei tributi provinciali: l'Imposta provinciale di trascrizione e l'addizionale sulla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani restano invariate. Continueremo a garantire i servizi alla cittadinanza tra cui il trasporto pubblico, la manutenzione delle strade, la gestione e il riscaldamento nelle scuole e la motorizzazione".
Ad intervenire sulla questione ci ha pensato anche Debora Serrachiani, la Presidente della Regione, che in occasione del Consiglio delle autonomie ha dichiarato: "Sto pensando a un grande fondo per le opere pubbliche in Friuli Venezia Giulia. A partire dal 2015 gli enti pubblici non avranno più la possibilità di ricorrere al mercato finanziario per indebitamento, in vista del pareggio di bilancio che bisogna raggiungere nel 2016. In parole spicciole questo significa che le opere pubbliche non si potranno più costruire, come è accaduto nella maggior parte dei casi fino ad oggi accendendo mutui, ma si potranno fare solo se avremo sin dall'inizio tutti i soldi che servono". La situazione, come è logico pensare, non prospetta niente di buono. E' per questo che diventa fondamentale procedere con delle riforme.
Ma come riuscire a risolvere questa problematica che mette in crisi una delle risorse fondamentali di approvvigionamento delle Regioni? A tal proposito Debora Serrachiani ha spiegato come la soluzione più logica ed efficace sia quella di costituire un fondo che sia destinato solo ed esclusivamente alle grandi opere; per dare il via a tale fondo sarà necessario l'impiego di risorse finanziarie che proverranno innanzitutto dall'avanzo di bilancio dell'anno in corso, che ammonta a ben 200 milioni di euro, ma che sarà sbloccato e disponibile solo a partire da agosto del prossimo anno. L'iniziativa è sicuramente da considerarsi interessante. Rimane solo da capire se poi riusciranno effettivamente a metterla in pratica.
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