Le 13 cose che devi ASSOLUTAMENTE sapere sulla normativa dei prestiti: SEQUESTRO, PIGNORABILITA' e CESSIONE

Ci sono 13 cose che si devono assolutamente sapere nel caso in cui,avendo contratto un prestito, non si ha la possibilità di pagare: quali sono le sanzioni, la possibilità di sequestro dei beni, della cessione della propria retribuzione e quali altre forme invece costituiscono un abuso?

Se si è contratto un prestito personale, un mutuo, un finanziamento o qualsiasi forma di credito, è importante essere bene informati sulle situazioni peggiori che potrebbero accadere, ovvero i casi di insolvenza, impossibilità di pagamento o difficoltà economiche: quali sono le sanzioni e che cosa esattamente può fare l'Istituto bancario per recuperare i soldi prestati, o ancora, che cosa NON  può fare l'ente di credito?

Parliamo di sequestro, pignoramento e cessione, proprio partendo dalla Legge n 180/50. Nel seguente articolo si cercherà di fornire una breve spiegazione su ogni articolo, in modo da offrire le linee guida per apprendere a leggere una normativa, capire i punti chiave presenti su ogni testo normativo, anche da soli e con molta più dimestichezza. Mettendo in evidenza in azzurro i punti chiave della Legge si dà particolare attenzione alle situazioni in cui è possibile incorrere nel caso di mancato pagamento delle rate di un prestito personale e quelle che invece costituiscono un abuso: ECCO LE 13 COSE DA SAPERE!

1. La Legge 180/50: NO al SEQUESTRO, PIGNORABILITA' e CESSIONE

In base alla Legge n 180/50 e all'Art.1
(Insequestrabilità, impignorabilità e incedibilità di stipendi, salari, pensioni ed altri emolumenti)

Non possono essere sequestrati, pignorati o ceduti, salve le eccezioni stabilite nei seguenti articoli, gli stipendi, i salari, le paghe, le mercedi, gli assegni, le gratificazioni, le pensioni, le indennità, i sussidi ed i compensi di qualsiasi specie che lo Stato, le province, i comuni, le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza e qualsiasi altro ente od istituto pubblico sottoposto a tutela, od anche a sola vigilanza dell'amministrazione pubblica (comprese le aziende autonome per i servizi pubblici municipalizzati) e le imprese concessionarie di un servizio pubblico di comunicazioni o di trasporto corrispondono ai loro impiegati, salariati e pensionati ed a qualunque altra persona, per effetto ed in conseguenza dell'opera prestata nei servizi da essi dipendenti.

[...]

2. La Legge 180/50: SI'al SEQUESTRO, PIGNORABILITA' e CESSIONE

Art.2
(Eccezioni alla insequestrabilità e all'impignorabilità)

Gli stipendi, i salari e le retribuzioni equivalenti, nonché le pensioni, le indennità che tengono luogo di pensione e gli altri assegni di quiescenza corrisposti dallo Stato e dagli altri enti, aziende ed imprese indicati nell'articolo 1, sono soggetti a sequestro ed a pignoramento nei seguenti limiti:

  • fino alla concorrenza di un terzo valutato al netto di ritenute, per causa di alimenti dovuti per legge;
  • fino alla concorrenza di un quinto valutato al netto di ritenute, per debiti verso lo Stato e verso gli altri enti, aziende ed imprese da cui il debitore dipende, derivanti dal rapporto d'impiego e di lavoro;
  • fino alla concorrenza di un quinto valutato al netto di ritenute, per tributi dovuti allo Stato, alle province ed ai comuni, facenti carico, fino dalla loro origine, all'impiegato o salariato.

NOTA BENE: Il sequestro ed il pignoramento, per il simultaneo concorso delle cause indicate ai numeri 2, 3, non possono colpire una quota maggiore del quinto sopra indicato e quando concorrano anche le cause di cui al numero 1, non possono colpire una quota maggiore della metà, valutata al netto di ritenute, salve le disposizioni del titolo V nel caso di concorso anche di vincoli per cessioni e delegazioni.

3. La Legge 180/50: la CESSIONE DEL QUINTO e REQUISITI di SERVIZIO

Nella seconda sezione della Legge 180/50, la parte successiva è dedicata alla forma di cessione del quinto: che cosa è assolutamente necessario sapere e conoscere sui soggetti che possono richiedere la cessione del quinto e quelli che invece ne sono esclusi. Vediamo il TITOLO II - DELLA CESSIONE DEGLI STIPENDI E DEI SALARI DEGLI IMPIEGATI E SALARIATI DELLO STATO con articoli e brevi descrizioni.

Art.6
(Requisiti necessari per l'esercizio della facoltà di cessione)

Gli impiegati civili e militari e i salariati delle Amministrazioni dello Stato anche ad ordinamento autonomo possono contrarre prestiti, ai sensi dell'art. 5, qualora siano in attività di servizio, abbiano stabilità nel rapporto di impiego o di lavoro, siano provvisti di stipendio o salario fisso e continuativo ed abbiano diritto a conseguire un qualsiasi trattamento di quiescenza. I prestiti possono essere contratti per periodi di cinque o dieci anni, salva l'applicazione degli articoli 13 e 23.

Art.7
(Periodo minimo di servizio per l'esercizio della facoltà di cessione)

La facoltà di contrarre prestiti di cui al precedente articolo non può essere esercitata da chi non abbia compiuto quattro anni di servizio effettivo nel rapporto di impiego o di lavoro, valido ai fini del trattamento di quiescenza.

Il limite di quattro anni è ridotto ad anni due per gli impiegati e salariati ex combattenti della guerra italo-austriaca 1915-1918, ai quali sia stato riconosciuto il diritto alla polizza di assicurazione dei combattenti, nonché per gli impiegati e salariati ex combattenti della guerra 1940-43 e della guerra di liberazione e per coloro che abbiano ottenuto il riconoscimento della qualifica di partigiano ai sensi del decreto legislativo luogotenenziale 21 agosto 1945 n. 518.
Il limite di quattro anni è ridotto a due anche per gli impiegati e salariati che risultino invalidi, mutilati o feriti di guerra oppure decorati al valor militare.

NOTA BENE: Art.8 (Ufficiali e sottufficiali che sono considerati impiegati militari)

Si considerano impiegati militari ai sensi dell'art. 6;
  • gli ufficiali in servizio permanente effettivo delle varie Forze armate e dei Corpi organizzati militarmente a servizio dello Stato;
  • [...] gli ufficiali invalidi o mutilati riassunti in servizio sedentario, ed inoltre quelli i quali, avendo cessato di appartenere ai ruoli di servizio permanente effettivo, siano in posizioni speciali con trattamento economico ragguagliato allo stipendio [...];
  • i sottufficiali in servizio continuativo delle Forze armate e dei Corpi organizzati militarmente di cui sopra, aventi grado non inferiore a maresciallo ordinario o parificato.

Art.9
(Personali speciali che godono della facoltà di cessione)

Le disposizioni del presente titolo si applicano anche al personale dipendente dal Segretariato generale della Presidenza della Repubblica, al personale speciale del Consiglio nazionale delle ricerche, al personale dell'Accademia nazionale dei Lincei, a quello dell'Istituto centrale di statistica e degli Archivi notarili e ai segretari comunali e provinciali che sono equiparati a tutti gli effetti agli impiegati dello Stato.

Art.10
(Personale dipendente da istituti di istruzione costituiti in enti autonomi)

Le disposizioni del presente titolo si applicano, altresì, al personale retribuito sui bilanci propri degli istituti governativi di istruzione superiore e di istruzione classica, scientifica, magistrale, tecnica ed artistica, costituiti in enti autonomi, ove nei loro statuti o regolamenti sia stabilito l'obbligo di tutto il personale dipendente di contribuire al Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato a norma dell'art. 17 e tali enti effettuino regolarmente i versamenti.

Art.11
(Regolazione della facoltà di cessione per il personale delle Ferrovie dello Stato)

Per il personale dipendente dalla Amministrazione delle ferrovie dello Stato, la facoltà di contrarre prestiti verso cessione di quote di stipendio o salario è regolata dalle leggi che lo riguardano [...]

4. La Legge 180/50: ISTITUTI DI CREDITO che possono concedere un PRESTITO

Forse non tutti lo sanno ma non tutti gli Istituti di credito possono concedere un prestito personale, per cui nella normativa è necessario disciplinare la concessione del credito e fornire le informazioni fondamentali per comprendere a quali enti di credito è possibile rivolgersi per richiedere un prestito:

Art.15
(Istituti ammessi a concedere prestiti)

Sono ammessi a concedere prestiti agli impiegati e salariati dello Stato ed ai personali di cui agli articoli 9 e 10, verso cessione di quote di stipendio o salario, soltanto gli istituti di credito e di previdenza costituiti fra impiegati e salariati delle pubbliche amministrazioni, l'Istituto nazionale delle assicurazioni, le società di assicurazione legalmente esercenti, gli istituti e le società esercenti il credito escluse quelle costituite in nome collettivo e in accomandita semplice, le casse di risparmio ed i monti di credito su pegno.

5. La Legge 180/50: da DOVE PROVENGONO I SOLDI dei PRESTITI

Da dove provengono i soldi? Qualsiasi tipologia di prestito e di finanziamento proviene da un fondo dal quale l'Istituto di credito preleva il denaro necessario per l'erogazione al suo cliente. Nel caso di dipendenti dello Stato vi è un particolare Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato amministrato dall'Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato.

Art.16
(Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato e sue funzioni)

E' costituito presso il Ministero del tesoro il " Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato" amministrato, con gestione speciale, dall'Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato. L'Ispettore generale preposto all'Ispettorato ha la rappresentanza legale del Fondo. Presso il detto Ispettorato funziona un apposito ufficio di ragioneria. Il Fondo è destinato:

  • a garantire gli istituti indicati nell'art. 15 contro i rischi di perdite per mutui accordati verso cessione di quote di stipendio o salario, per i quali l'amministrazione del Fondo abbia prestato garanzia;
  • a concedere prestiti diretti, verso cessione di quote di stipendio o salario, agli impiegati e ai salariati dello Stato ed ai personali di cui agli articoli 9 e 10, nei casi di accertate necessità familiari, entro i limiti delle disponibilità liquide di ciascun esercizio. I rischi delle operazioni di prestito diretto fanno carico al Fondo.

6. La Legge 180/50 e come deve essere un contratto di prestito? LA PERFEZIONE!

Art.21
(Dei contratti di prestito stipulati con istituti autorizzati con garanzia del Fondo)

I prestiti verso cessione di quote di stipendio o salario concessi dagli istituti di cui all'art. 15 debbono risultare da contratti per iscritto, tra gli impiegati e salariati e gli enti mutuanti, stipulati con le modalità e nelle forme indicate dal regolamento. I contratti si perfezionano col provvedimento dell'Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato che approva il contratto e concede la garanzia.

La garanzia ha effetto, rispetto al cessionario, dal giorno della somministrazione del mutuo purché tale somministrazione sia eseguita in data posteriore alla prestazione della garanzia, osservato quanto prescritto dal penultimo comma dell'articolo seguente.

7. La Legge 180/50: NON TUTTI possono richiedere un PRESTITO

Anche questo è facile e difficile insieme da comprendere ma non tutti possono richiedere e avere un prestito personale. Il perché lo sentiamo dire e spiegare giornalmente da amici e parenti che hanno avuto il loro negativo approccio con l'Istituto bancario ma cosa dice esattamente la normativa, senza incorrere in luoghi comuni e leggende?

Art.24
(Indicazione di coloro che non possono contrarre prestiti)

Non possono ottenere prestiti:

  • coloro che non comprovino, nei modi stabiliti dal regolamento, di avere sana costituzione fisica;
  • gli impiegati che siano compiuto i sessantacinquesimo anno di età o che lo compiano entro il mese successivo a quello in cui il prestito dovrebbe concedersi, e i salariati che abbiano compiuto o compiano nell'anzidetto termine, sessanta anni di età, se uomini e cinquantacinque, se donne;
  • coloro che siano ancora soggetti agli obblighi di leva;
  • coloro che non siano in attività di servizio. La esclusione per questo motivo non si applica agli ufficiali che si trovino nelle posizioni indicate nell'art. 8.

8. La Legge 180/50 e la revoca del prestito personale: QUANDO?

Anche questa non è proprio una cosa di cui si sente parlare tutti i giorni ma un Istituto bancario può anche decidere di revocare un prestito concesso: quando? Anche qui vi sono tante versioni, tante leggende e tante informazioni confuse, e l'unico modo per comprendere la verità è leggere la normativa a riguardo:

Art.25
(Casi di revocabilità della concessione dei prestiti e della garanzia)

Fino a che non sia avvenuta la somministrazione del mutuo, l'amministrazione del Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, venendo in qualunque modo a conoscenza che esisteva o è sopravvenuto alcuno dei motivi che avrebbero potuto determinare, ai sensi degli articoli 23 e 24, la limitazione o il diniego della concessione del prestito diretto o della garanzia, può revocare la concessione del prestito diretto o della garanzia.

Art.28
(Notificazione dei prestiti alle amministrazioni e suoi effetti)

L'Ispettorato generale per il credito ai dipendenti dello Stato dà comunicazione, a mezzo di lettera raccomandata, alle amministrazioni dalle quali dipendono i mutuatari, dei mutui da estinguersi con cessione di quote di stipendio o salario, concessi dal Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato o da altri istituti.

Le cessioni di quote di stipendio o salario hanno effetto, rispetto a dette amministrazioni, a decorrere dal primo del mese successivo a quello in cui ha avuto luogo la comunicazione. Tale comunicazione vale come intimazione della cessione al debitore ceduto, ai sensi del codice civile.

9. La Legge 180/50: perchè le quote della cessione NON SONO VERSATE?

Perché a volte le quote della cessione del quinto che sono detratte direttamente dalla propria retribuzione mensile non si trovano nel resoconto finale? Se si volesse fare denuncia di ciò che cosa possono obiettare? E' importante sapere che questa tipologia di rata detratta direttamente dal proprio datore di lavoro deve essere versata entro un mese:

Art.29
(Versamento delle quote trattenute per cessione)

Le quote di stipendio o salario trattenute per cessione debbono essere versate all'istituto cessionario entro il mese successivo a quello in cui si riferiscono.
Qualora i cedenti siano retribuiti con ruoli di spese fisse sul bilancio dello Stato e cessionario sia il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, dette quote sono versate in una sola volta per ciascun esercizio finanziario, nel mese di gennaio, salvo rimborso da parte del Fondo delle quote o parti di quote che in seguito risultassero non dovute.

Art.30
(Ritenute e versamenti delle quote cedute, dai segretari comunali - Azioni per mancato versamento)

I comuni hanno l'obbligo di trattenere mensilmente la quota di stipendio ceduta dai segretari comunali e di versarla all'ente cessionario nel mese successivo a quello cui la quota si riferisce. Qualora il versamento non sia stato effettuato per mancato pagamento dello stipendio, l'ente cessionario può richiedere al prefetto di promuovere i provvedimenti di cui agli articoli 242 e 243 del testo unico della legge comunale e provinciale, approvato con regio decreto 3 marzo 1934, n. 383.

CHE COSA FARE? Qualora il versamento non sia stato effettuato per omissione dei provvedimenti necessari alla esecuzione della cessione, l'ente cessionario può esperire azione tanto contro il comune, quanto contro il segretario comunale e il sindaco, responsabili in proprio e solidamente.

10. La Legge 180/50, la cessione del quinto e riduzione dello stipendio: COME FARE?

Non è così raro, ma se si ha una cessione de quinto in corso e si subisce una riduzione dello stipendio, di riflesso anche la quota massima cedibile subisce una variazione: sì o no? Vediamo che cosa spiega la normativa:

Art.35
(Riduzione di stipendi o di salari gravati da cessione)

Qualora lo stipendio o salario gravato di cessione subisca una riduzione non superiore al terzo, la trattenuta continua ad essere effettuata nella misura stabilita. Ove la riduzione sia superiore al terzo, la trattenuta non può eccedere il quinto dello stipendio o salario ridotto. In tal caso la differenza con i relativi interessi è ricuperata dal Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato, mediante corrispondente prolungamento della ritenuta mensile, salva la facoltà di cui all'art.45.

11. La Legge 180/50 e gli interessi delle quote non versate: QUANDO RICHIEDERLI?


FATEVI FURBI. Se una quota della vostra retribuzione mensile non è stata versata o abbia subito dei ritardi, la somma di denaro ha prodotto degli interessi: dovete richiederli. Ecco cosa dice la normativa:

Art.36
(Trattamento ai fini degli interessi delle quote scadute e non versate)

Ogni quota o parte di quota mensile di stipendio o salario ceduta, che per qualsiasi motivo non sia rilasciata dal debitore alla data della scadenza, produce interesse a favore dell'ente cessionario, allo stesso saggio al quale fu accordato il mutuo. Il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato non corrisponde interessi sulle quote o parti di quote cedute che, per effetto della prestata garanzia, debba versare all'istituto cessionario. Il Fondo, qualora riscatti la cessione, corrisponde al cessionario gli interessi al saggio indicato nel primo comma, a decorrere dal giorno successivo alla data in cui si è verificato il fatto che ha determinato il riscatto, sempre che il cessionario faccia pervenire all'amministrazione del Fondo la denuncia del mancato pagamento, entro novanta giorni da quella data. In caso diverso gli interessi sono corrisposti a decorrere dal giorno successivo a quello del ricevimento della denuncia.

12. La Legge 180/50: ATTENZIONE ALLA RIVALSA DEL FONDO PER IL CREDITO

Fate attenzione agli errori o omissioni nel versamento della quote dovute nella cessione del quinto in quanto il Fondo può avvalersi della trattenuta di somme maggiorate fino a 1/3 dello stipendio:

Art.37
(Rivalsa da parte del Fondo per errori od omissioni)

Il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato ha facoltà di rivalersi, mediante ritenute sullo stipendio o salario, anche oltre il limite del quinto o fino al massimo di un terzo, di ogni suo credito derivante da errori od omissioni verificatisi nella concessione o garanzia di prestiti o nel corso dei relativi ammortamenti. In ogni caso, la ritenuta di cui al precedente comma, sommata alla quota ceduta, non può eccedere la metà dello stipendio o salario.

13. La Legge 180/50: l'ESTINZIONE della cessione del quinto

Certo che è possibile richiederla. Chi vi ha detto di no? L'importante è che siano trascorsi almeno 24 o 48 mesi dalla sua sottoscrizione in base alla durata del contratto stipulato e si corrisponda la somma dovuta:

Art.38
(Estinzione anticipata di cessione)

Quando siano trascorsi almeno due anni dall'inizio di una cessione stipulata per un quinquennio od almeno quattro anni dall'inizio di una cessione stipulata per un decennio, il cedente ha facoltà di estinguerla mediante versamento dell'intero debito residuo. In tal caso, sull'importo di ciascuna quota mensile di stipendio o salario non ancora scaduta, il cessionario è tenuto a scontare l'interesse pel tempo in cui è anticipato il rispettivo pagamento, calcolando lo sconto allo stesso saggio al quale fu accordato il mutuo.

NOTA BENE: il Fondo per il credito ai dipendenti dello Stato è tenuto a restituire una quota del premio di garanzia riscosso a norma della lettera b) dell'art. 27, in relazione all'entità della somma pagata in anticipo e al periodo di abbreviazione della garanzia. Agli effetti dello sconto degli interessi e del premio di garanzia, il versamento a saldo si considera in ogni caso come avvenuto alla fine del mese in cui viene effettuato.

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Maria Francesca Massa
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