Fisso o variabile: quale mutuo conviene nel 2016?

I tassi di interesse attestati ai minimi storici hanno rilanciato la discussione sulla convenienza delle varie tipologie di mutuo. Tasso fisso o variabile: quale può convenire scegliere nel 2016? Andiamo a vedere come fare per operare la scelta migliore alla luce degli avvenimenti.

Una recente dichiarazione di Mario Draghi, secondo la quale i mutui dovrebbero continuare a rimanere su livelli molto bassi ancora per un periodo di non meno di tre o quattro anni, ha naturalmente rilanciato l'attenzione di tutti coloro che sono interessati ad accendere un finanziamento presso un istituto bancario. Se è vero che negli ultimi anni il mercato dei mutui è stato caratterizzato dalla grande crescita delle surroghe, il calo dei prezzi che sembra interessare la compravendita immobiliare negli ultimi tempi potrebbe fornire ulteriore benzina ad una vera svolta, spingendo infine molte persone a decidere di accendere un nuovo mutuo per cogliere le occasioni offerte da un mercato immobiliare che potrebbe all'improvviso diventare frizzante.

I tassi sono ormai su valori minimi
 

I tassi legati ai mutui ipotecari hanno raggiunto in questi ultimi mesi anche nel nostro Paese valori minimi. Valori ormai da vero e proprio primato, sia che si tratti di fisso quanto di variabile: se il primo va attualmente ad attestarsi su una media del 2,2% per un mutuo ventennale, il secondo è ormai sceso nei pressi della soglia media dell'1,%. Va anche notato come nonostante il tasso variabile sia al momento più conveniente di circa un punto, le famiglie italiane sembrano esprimere sempre la loro preferenza per il tasso fisso. Basti pensare che sulla base dei dati forniti da ABI, a dicembre scorso, rappresentavano circa i due terzi delle nuove erogazioni, a fronte di una quota del 25% nei dodici mesi precedenti. Un dato che si spiega con la prudenza che in molti continuano a manifestare di fronte ad una congiuntura economica che consiglia il massimo di circospezione.

Perchè è molto importante seguire l'andamento dei tassi

Se per qualcuno una discussione di questo genere può suonare complicata da seguire e magari riservata agli specialisti, dall'altro canto occorre ricordare con molta forza come contrarre un mutuo per l'acquisto di un'immobile rappresenti uno dei passi più importanti nell'esistenza di ognuno di noi. Decidere di apporre la propria firma sul contratto stipulato con un istituto bancario, rappresenta in effetti un atto in grado di condizionare larga parte del nostro ciclo vitale, ovvero per un arco di non meno di 20 anni. Sul quale occorre decidere con il massimo di discernimento, considerato che nel caso non si riescano più a pagare le rate per ripagare il mutuo, proprio il bene sul quale abbiamo risposto le speranze per una placida esistenza potrebbe essere infine pignorato dalla banca.

Fisso o variabile: quale tasso scegliere per il proprio mutuo nel 2016

(Fisso o variabile: quale tasso scegliere per il proprio mutuo nel 2016) 

A dare il sigillo definitivo a questa possibilità è stata la definitiva approvazione da parte del Senato del cosiddetto decreto mutui, il provvedimento legislativo con cui è stata recepita la direttiva europea sui «contratti di credito ai consumatori relativi a beni immobili residenziali». Con questo decreto è stata infatti confermata la possibilità per la banca di pignorare l'immobile nel caso il contraente del mutuo non abbia provveduto a liquidare 18 rate mensili, non consecutive, e senza dover passare dall'ordinanza del tribunale.
Un provvedimento destinato a rinfocolare le polemiche, nonostante sia stato portato da 7 a 18 il numero di rate non pagate a base del pignoramento, che comunque apre una nuova fase nel mercato dei mutui. Proprio quanto deciso in Parlamento, di fatto, rende sempre più necessario guardare con un occhio di riguardo a quanto avviene nel mondo della finanza e, in particolare, all'evoluzione dei tassi di interesse. 

Quale tasso conviene perciò scegliere nel 2016?

Una domanda cui si può rispondere in diverso modo, sulla base delle proprie esigenze. Il tasso fisso, ancorato all'Eurirs, può infatti garantire rate costanti per tutta la durata del finanziamento e può quindi rappresentare una opzione consigliabile per chi preferisca avere una liquidità aggiuntiva da spendere di mese in mese, rispetto a quanto magari potrebbe avere optando per un mutuo a tasso variabile. Anche da un punto di vista psicologico il tasso fisso può regalare certezza a chi non ama gli imprevisti e magari dispone di una entrata fissa sulla quale vuole impostare il suo stile di vita, programmando anche consumi e spese. La mancata oscillazione della rata lungo l'arco del finanziamento può in effetti rivelarsi una vera e propria ancora in tal senso.

I tassi di interesse dovrebbero restare bassi per almeno 3 o 4 anni

(I tassi di interesse dovrebbero restare bassi per almeno 3 o 4 anni)

Il tasso variabile, ancorato all'Euribor, in un momento come quello attuale, caratterizzato da tassi molto bassi, è in grado di garantire un certo risparmio sulla rata mensile. Proprio quanto detto dal governatore della BCE dovrebbe però far riflettere. Le considerazioni degli economisti si spingono in effetti a periodi di media durata, in quanto risulta praticamente impossibile prevedere quanto potrebbe accadere in archi temporali lunghi. Mentre il mutuo è, appunto, un finanziamento a lungo termine. Ove la situazione mutasse bruscamente, con l'addio alla crisi economica e ai tassi bassi, si potrebbe avere come conseguenza un rialzo tale da colpire in maniera anche dura chi ha optato per il tasso variabile. Se oggi gli analisti finanziari non prevedono crescite significative nei prossimi anni, ciò non vuol dire che esse non avverranno. Ecco perchè una soluzione di questo genere può essere indicata per persone il cui tenore di vita può dipendere proprio dal miglioramento della situazione economica, ovvero a chi lavori magari in settori che fondino il proprio successo su periodi di benessere collettivo.

La convenienza della surroga

Prima di farsi la domanda su quale tipologia di tasso scegliere, andrebbe però ricordato che esiste una soluzione in grado di far fronte ad ogni emergenza, ovvero la surroga. Anche chi sceglie il tasso variabile, infatti, di fronte ad una improvvisa raffica di aumenti dei tassi può sempre rinegoziare il proprio finanziamento con la banca. Una possibilità da non sottovalutare, in quanto nel caso in cui l'istituto decida di non offrire condizioni migliorative, si può fare ricorso allo spostamento del proprio mutuo presso un altro istituto di credito in grado di offrire soluzioni più vantaggiose. Una soluzione che fonda le sue basi su quanto accaduto negli anni passati.

Proprio l'istituto della surroga, infatti, ha permesso a chi aveva ottenuto erogazioni durante la crisi finanziaria del 2011- 2013 di ricavare un risparmio complessivo sugli interessi da pagare tale da superare facilmente gli 80-100mila euro su un mutuo medio di 120mila euro. Una cifra estremamente rilevante per qualsiasi famiglia e che serve a spiegare nella maniera più eloquente possibile il successo straordinario delle surroghe nel corso degli ultimi anni. Un successo che, peraltro, sembra destinato a non terminare molto presto, se solo si guarda ai dati dei primi anni del 2016.

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Dott. Dario Marchetti
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