Minibond: il nuovo finanziamento per la pmi

Le pmi italiane hanno la possibilità di autofinanziarsi attraverso l'emissione di Minibond. Ma sono ancora in poche ad aver approfittato di tale opportunità: perché?

La crisi economica ha portato allo stremo sia le famiglie italiane che il settore della piccola e media impresa. Queste ultime attività, tuttavia, hanno la possibilità di autofinanziarsi grazie ai Minibond, ossia un prestito obbligazionario di cui possono usufruire anche le aziende che non sono quotate in borsa. Attraverso l'emissione di tali titoli, è prossibile procedere con l'attuazione dei private placement di debito da parte degli investitori, che nel nostro caso si limita ai finanziatori istituzionali.

Fino ad ora si è parlato molto di tali strumenti che, tuttavia, nonostante le previsioni più che ottimistiche, non sono ancora state prese in considerazione da molte aziende. Tale progetto ha preso il via un anno fa ma, a quanto pare, sono meno di venti le società che hanno voluto sfruttarne le potenzialità per un importo complessivo di circa 5 miliardi di euro. Il Cerved ha motivato tale situazione dichiarando: "Le nuove misure hanno quindi generato un rilevante afflusso di capitali, ma il provvedimento non ha avuto, almeno finora, impatti rilevanti sulla finanza delle Pmi italiane. Lo scarso impiego dei nuovi strumenti da parte delle Pmi  non è dipeso dalla mancanza di un bacino di società sufficientemente solide per emettere obbligazioni o cambiali finanziarie".  

Su un bacino di utenza calcolato su circa 156 mila imprese, sarebbero solo 35.000 quelle idonee all'emissione di tali minibond. Per poter usufruire dei benefici dall'emissione di questi prestiti oblligazionari è necessario che le attività imprenditoriali non siano troppo piccole (devono avere un fatturato attuo minimo di 5 milioni di euro) ma che, soprattutto, si possano considerare finanziariamente solvibili. E questo spiega perché, in una situazione economica come quella attuale, siano davvero in poche le aziende a poter beneficiare di tali strumenti.

Se andiamo a prendere in considerazione un punto di vista geografico, più della metà delle imprese che possono approfittare dei minibond per l'autofinanziamento si concentrano nella sola zona della Lombardia, che da sola ne conta ben 11.000, seguita poi dal Veneto e dall'Emilia Romagna. Si tratta di una situazione che non lascia sorpresi se si considera che il Nord Italia si contraddistingue da anni per la sua alta concentrazione di attività imprenditoriali: non per niente, conti alla mano, dei potenziali usufruitori di tale servizio ben 25.000 sono localizzati nelle regioni settentrionali del nostro Paese, mentre sono solo 6.000 quelle localizzate nel centro Italia e 4.000 sparse tra il Sud, Sicilia e Sardegna.

Se andiamo a considerare i settori commerciali, quello che risulta vincitore è il terziario: questo comparto, infatti, è in grado di fornire il maggior numero di imprese che riescono ad ottenere ricavi che superano i 5 milioni di euro l'anno. A seguire, poi, l'industria.

Ma la situazione attuale del comparto della Pmi registra al giorno d'oggi delle difficoltà non indifferenti: se già lo scorso anno le aziende registravano una enorme diminuzione degli incassi rispetto al 2011, durante questo 2013 sono sempre più le imprese che si ritrovano in seria difficoltà economica e che non riescono ad ottenere gli stessi storici raggiunti lo scorso anno.

Il Cerved, tuttavia, consiglia di focalizzare l'attenzione solamente sui dati relativi a quelle imprese che hanno mantenuto i propri ricavi molto alti, che oscillano tra i 5 e i 250 milioni di euro: "Le 34 mila società in questione producono un giro d'affari di 785 miliardi di euro e un valore aggiunto di 162 miliardi, pari al 10% del Pil italiano, e generano margini operativi lordi per 58,4 miliardi di euro. Con un attivo patrimoniale di 737 miliardi, sono esposte verso le banche per 140 miliardi , 58,3 miliardi con debiti a breve e 81,7 con debiti oltre un anno, cui corrispondono oneri finanziari pari a 7,6 miliardi. E, ovviamente, immaginare l'elevato spazio di operatività, in uno scenario simile, dei minibond. Qualora finalmente riuscissero a decollare."

Ora non ci rimane che attendere e vedere se tale progetto verrà seguito oppure bocciato.

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Giulia Ceschi
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